Coronavirus: cosa significa “lavare spesso la mani” nei paesi affetti da carenza idrica?

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Oggi, circa 2,2 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso garantito all’acqua sicura. La diffusione del Covid-19 in questi luoghi avrebbe effetti devastanti.

Tra le principali regole per prevenire la diffusione del nuovo coronavirus ce n’è una semplice, presumibilmente alla portata di tutti, che ormai conosciamo a memoria: lavare spesso le mani con acqua tiepida e sapone, per almeno 20 secondi. Un gesto quotidiano per molti, che dà per scontata la disponibilità di abbondante acqua sicura. Ma cosa succede quando a dover “lavare spesso le mani” sono le persone che vivono in paesi affetti da grave carenza idrica? Cosa potrebbe accadere se la pandemia si intensificasse in questi luoghi, già compromessi da grandi lacune nel sistema igienico-sanitario?

Attualmente, quasi 2,2 miliardi di persone non hanno accesso garantito all’acqua gestita in modo sicuro, mentre il 22% circa delle strutture sanitarie nei paesi via di sviluppo non dispone di servizi idrici essenziali. Nel 2017, la scarsa igiene e l’accesso limitato alle forniture idriche hanno contribuito alla morte di 1,5 milioni di persone nel mondo, con il tasso di mortalità più alto nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia meridionale. Secondo i dati, circa il 75% delle persone nelle aree rurali dell’Africa sub-sahariana vive in abitazioni prive di strutture predisposte al lavaggio frequente delle mani, mentre la maggioranza non ha nemmeno accesso all’acqua corrente.

Talvolta, la crisi idrica in queste regioni critiche è alimentata anche dai conflitti. È il caso della Giordania, dove il costante afflusso di rifugiati siriani ha aumentato la domanda di acqua del paese del 22% dal 2011, per un totale del 40% oggi. Il 93% delle persone in Giordania aveva avuto accesso all’acqua potabile soltanto nel 2015, ma la crescita costante della popolazione ha ridotto la quota individuale di acqua a meno di 80 litri al giorno.

Una potenziale diffusione del Covid-19 nelle regioni soggette a siccità e scarsità idrica e con forniture di acqua inadeguate avrebbe un effetto devastante, poiché già normalmente vulnerabili rispetto alla diffusione di malattie infettive. Proprio come il Covid-19, la carenza idrica è un problema globale che richiede un’azione collettiva e immediata, un’emergenza resa ancora più lampante dalla necessità di usare l’acqua per proteggersi dalla diffusione del virus. Ed è proprio l’emergenza sanitaria in atto ad insegnarci che l’azione collettiva è forse l’unico metodo per abbattere un problema comune e a ricordarci la necessità di agire in fretta sui cambiamenti climatici, limitando i rischi di siccità estreme che stanno dietro a molte carenze idriche e migliorando la resistenza a possibili pandemie future.

Articolo di Erika del 08 Aprile 2020 alle ore 14:31

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