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Nel 2020 le emissioni inquinanti hanno raggiunto un nuovo massimo allarmante.
A pochi giorni dalla Conferenza sul cambiamento climatico (COP26) le Nazioni Unite annunciano che le concentrazioni di gas serra in atmosfera hanno raggiunto un nuovo massimo storico, alimentando le preoccupazioni e le tensioni riguardo il vertice che si terrà a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre.
Le incertezze sull’esito dei colloqui sul clima sono molte: il primo ministro britannico Boris Johnson ha ammesso di essere “molto preoccupato” e che i progressi necessari per ridurre le emissioni di carbonio e l’aumento della temperatura sono ancora troppo lontani.
Nelle ultime ore grandi emettitori di gas serra come la Cina e l’Australia hanno rivelato alcuni punti chiave dei loro obiettivi climatici per i prossimi decenni, che prevedono il raggiungimento delle emissioni nette zero e la riduzione progressiva dell’energia fossile. Ma alcuni punti appaiono poco chiari, specialmente in merito alla transizione energetica e le tempistiche dei provvedimenti.
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Secondo il Greenhouse Gas Bulletin della WMO, il tasso di aumento annuale di gas serra in atmosfera ha superato le media storica dal 2011 al 2020, con una tendenza che non si smentisce nel 2021. Neanche il rallentamento prolungato dell’economia e delle industrie causato dalla pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto significativo sulle concentrazioni atmosferiche, se non un calo temporaneo delle emissioni.
L’Organizzazione meteolorogica mondiale (OMM) ha avvertito che finché le emissioni ci saranno, la temperatura globale tenderà comunque ad aumentare. La CO2 permane infatti a lungo in atmosfera e anche una riduzione drastica e immediata delle emissioni non impedirebbe all’anidride carbonica di persistere per decenni.
“Con l’attuale tasso di aumento delle concentrazioni di gas serra, entro la fine di questo secolo vedremo un aumento della temperatura di gran lunga superiore agli obiettivi dell’Accordo di Parigi da 1,5 a 2 °C al di sopra dei livelli preindustriali”, ha avvertito Petteri Taalas, capo dell’OMM. Il costante aumento delle emissioni di gas serra potrebbe innescare condizioni meteorologiche sempre più estreme, ma nonostante ciò l’azione climatica globale resta ancora deludente.
La CO2 è il principale gas serra insieme al metano e all’ossido di azoto, rappresentando circa il 66% del riscaldamento climatico terrestre. Nel 2020 le concentrazioni di CO2 hanno raggiunto 413,2 parti per milione (ppm), con un aumento di 2,5 ppm e al 149% dei valori preindustriali, secondo la WMO.
L’anno scorso il metano ha raggiunto un nuovo massimo con 1.889 parti per miliardo (ppb), registrando +11 ppb rispetto al 2019 e collocandosi al 262% dei valori preindustriali. L’ossido di azoto ha invece raggiunto 333,2 ppb nel 2020, con un aumento di 1,2 ppb ed è ora al 123% dei valori del 1750.
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